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Scuola DemenzAlzh

PERCHÉ È COSÌ DIFFICILE SCEGLIERE DI PRENDERSI CURA DELLE PERSONE CON DEMENZE.

Chi decide, proprio perchè si tratta di una scelta, di stare vicino e quindi di prendersi cura di queste persone deve avere la piena consapevolezza che non si tratta di un lavoro ma di una vera e propria missione. Una missione con la quale occorre essere compatibili principalmente da un punto di vista caratteriale. Perché quando incontri una persona con una demenza Vascolare, con una Demenza Frontotemporale, una maledetta Corpy di Lewy, una demenza da prioni, allora lì le carte in gioco della tua vita umana e professionale cambiano. E si. E la partita occorre giocarsela tutta senza nascondersi dietro la superficialità di un: “è aggressiva, non posso più far niente, non la posso stimolare”. In questo caso non devi fare i conti con i suoi atrofizzati neuroni ma con te stessa. Con i tuoi fallimenti umani e terapeutici.
Perché occorre fare i conti non con la fragilità del malato e della sua famiglia, ma, principalmente, con la propria fragilità. Una fragilità che ogni giorno passa attraverso le paure, la consapevolezza di trovarsi di fronte a persone e non di fronte alla malattia, la relazione che con loro e attraverso di loro inevitabilmente ci cambia, perché quella relazione diventa “sacra”, diviene “senso”.
Partiamo da qui. Dalla nostra fragilità umana, dalle nostre ferite. Anche se tutto intorno a noi vuol farci credere il contrario. Perché la fragilità cognitiva e comportamentale dei nostri dementi rispecchia la nostra esistenziale fragilità. Pensateci. Noi presumiamo perché non ci leggiamo attraverso la filigrana della nostra verità. Presumiamo di essere forti, sani, perfetti, immacolati. Siamo persone che “riescono a fare” e alle quali spetta di diritto un posto, una connotazione sociale. E le persone con demenza, che invece “Non riescono a fare” che posto gli spetta? E questa presunzione ci fa dimenticare o comunque prendere le distanze dalla nostra essenziale fragilità umana, fatta di limiti, incertezze, chiusure, resistenza al cambiamento, incomprensioni. Ma avete mai pensato al fatto che quella indementita fragilità cognitiva e comportamentale possa trasformarsi nell’occasione del nostro cambiamento? Del nostro capovolgimento esistenziale? Dell’apertura di cuori che induriti, non riescono più a emozionarsi? Una consapevolezza rivoluzionaria, una logica di cambiamento, un viaggio affascinante.

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Elena Sodano

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