In Motu vita: il movimento è vita

A nobil percorso mi accorsi di una spina ruggente….

Ho visto delle ginestre impazzire di giallo.

(Sig.ra Fiorina)

Nell’uomo non è possibile una vita statica: ogni singola cellula ed ogni organo è sempre in continuo movimento. Pensiamo alla corsa che compiono gli spermatozoi per arrivare a fecondare l’ovulo, alla continua pulsazione del nostro cuore, al battere delle nostre palpebre, al nostro respiro. Tutto in noi si muove. La controparte di questa realtà giunge quando le persone raggiungono una certa età e sentono l’avvicinarsi dei primi acciacchi fisici. Proprio in quel momento scatta la sindrome del riposo, dello spegnersi, del diventare lenti, apatici e pigri nonostante ci sia la consapevolezza che il movimento sia invece una componente fondamentale per mantenere o riacquistare forza, indipendenza e autosufficienza. Una cultura ancora troppo distorta rispetto ai benefici che il movimento può avere sugli anziani pone queste persone precocemente a riposo mettendoli in una condizione anche di sfiducia e rassegnazione. Frasi tipiche come: ”Oramai sono vecchio”, oppure:” Non ho mai fatto ginnastica in vita mia” , o ancora “mi muovo così tanto in casa” diventano espressioni solite per molti anziani, mentre in famiglia oppure nelle case di riposo, diventa un elemento di comodità il fatto che l’anziano sia poco mobile e quindi si preferisce far passare loro le giornate seduti a guardare la televisione, a giocare a carte oppure costringendoli a letto senza coinvolgerli in particolari impegni riabilitativi dal punto di vista motorio. Numerosi studi hanno dimostrato che l’individuo umano raggiunge la sua massima potenza di forza muscolare a 30 anni mentre all’età di 80 anni questa diminuisce di circa il 30,40%; questa condizione è accompagnata da una riduzione di massa muscolare che potrebbe essere associata alla perdita dei neuroni motori.

Il movimento – come dice Jean Le Boulch – è una funzione plastica e creativa che viene mortificata dalla vita sedentaria, magari accompagnata da un’alimentazione eccessiva, mentre può essere mantenuta per tutto l’arco della vita da un esercizio continuo, da un’attitudine costante, ad una vita attiva, anche mentalmente e socialmente e dall’abitudine a percepire del movimento non solo la componente meccanica ma soprattutto la forza espressiva” ([1]).

Per tale motivo è necessario dare agli anziani stimoli e indicazioni che servano a infondere in loro maggiore sicurezza, farli sentire ancora protagonisti della loro vita, importanti per se stessi e per gli altri mantenendo una certa autonomia e sicurezza motoria e perché no, cercando di far sentire loro consapevoli della loro forza e capacità espressiva. E’ attraverso il movimento che ogni persona esprime se stesso, le proprie emozioni, le proprie abitudini oltre alla propria funzionalità neuro-muscolare e, tutto ciò, diventa essenziale se ci si trova di fronte ad una persona anziana con problemi di salute: il suo corpo e il movimento che da esso deriva rappresenta la sola capacità di esprimere e stabilire una relazione positiva con il mondo che lo circonda. Certo la capacità di muoversi dipende dal un buon funzionamento dell’apparato locomotore, del sistema nervoso, di tutti gli organi di senso e del sistema cardiorespiratorio che con il passare del tempo e l’avanzare dell’età subiscono naturali modificazioni: le articolazioni diventano più rigide e quindi l’ampiezza dei movimenti inizia a diminuire, le ossa tendono a diventare più fragili specialmente nelle donne, i muscoli perdono volume e quindi forza, l’apparato respiratorio e cardio-circolatorio se non sono allenati, rendono pesanti anche alcuni normali attività come salire le scale o andare a fare la spesa, ogni piccolo sforzo crea dispnea, manca il fiato.

Si chiama Ipocinesia e rappresenta la riduzione dell’attività motoria che accelera le perdite funzionali legate al processo di invecchiamento e che portano le persone sedentarie ad invecchiare 10, 20 anni prima di chi conduce una vita mantenendosi in allenamento. Sono molti i fattori che possono portare una persona anziana a condurre una vita sedentaria, andando in pensione viene meno l’obbligo di uscire da casa per andare a lavoro, si riduce la cerchia di amici con i quali si usciva il sabato sera e si privilegiano gli amici dei “tavolini per giocare a carte”, prevale la pigrizia, si esce sempre in macchina e poi c’è la cara amica televisione che anima la gran parte delle giornate delle persone anziane. La conseguenza della vita sedentaria è l’attivazione di una sorta di circolo vizioso: meno ci si muove più aumenta la difficoltà di muoversi e tutti gli apparati corporei coinvolti nel movimento diventano sempre più deboli riducendo ulteriormente la propria attività.

Ma quali sono i benefici di una corretta attività di movimento nella persona anziana?

Di certo numerosi, dal momento che un’attività motoria equilibrata e condotta con regolarità contrasta le perdite funzionali provocate dal processo di invecchiamento. L’Apparato respiratorio, cardiovascolare, la funzione neuromuscolare, l’apparato osteoarticolare traggono tutti un notevole beneficio con una ricaduta anche sul benessere psicologico della persona anziana. E’ risaputo infatti che l’esercizio fisico aumenta la secrezione di beta-endorfine ormoni che vengono chiamati anche ormoni della felicità perché provocano una reazione simile a quella delle sostanze oppiacee, aumentando quindi il senso di benessere, l’autostima e il senso di percezione di una maggiore efficienza del proprio corpo.

 

[1] GUERRINI TROLETTI Alzheimer in movimento, Sarcangelo di Romagna, Maggioli editore, 2008, pag 106

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