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Scuola DemenzAlzh

IL GIROVAGARE IRREQUIETO DELLA DEMENZA

“Dove vado?” “Vada lì dentro quella stanza la stanno aspettando per fare gli affari con lei”. Cammina per un po’. Poi si ferma al centro della grande stanza. Ritorna indietro. “Dove vado?”. E sta lì fermo, piegato, curioso, verso la mia faccia sorridendomi con una tenerezza che rasenta l’infinito, quasi mi volesse trasmettere con i suoi occhi, lo scenario della sua anima. Cosa significa quella domanda che mi viene posta per tre volte? “Dove vado?” E’ una domanda decisiva che scaturisce dal suo di dentro e che mi accorgo di un diverso significato nel momento in cui noto che la sua mano è poggiata sul suo petto.

Non mi sta indicando una direzione. Ma un “IO DOVE VADO”: IO da dove vengo, IO che mondo appartengo, IO in quale mondo sto vivendo. Quella domanda interpella tutto l’universo, Dio, la storia, il destino, il domani. “Vi siete perso signor Pippo? Datemi la mano, andiamo, vi accompagno”. Avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro. Giorno e notte, giorno e notte, giorno e notte. Vita morte, vita morte, vita morte. Ecco la mimica della loro esistenza. Un modo di fare metaforicamente significativo perché materializza nella persona l’incontro simbolico con il proprio vuoto, con il proprio buio.

Entrare nella vita uscire dalla vita, entrare nella morte uscire dalla morte. Avanti e indietro. Il girovagare dei nostri dementi rappresenta il loro perdersi di continuo. Lo fanno quando scatta in loro la cosiddetta “Sindrome del Tramonto” e lo fanno durante i notturni “Attacchi di fuga”. Sono forse i due sintomi che divengono “impossibili” e incomprensibili per le famiglie. Qui scatta spesso l’impossibilità dei familiari di farcela specialmente quando, superata la soglia della notte s’infrange un equilibrio difficilissimo da gestire, anche perché a volte si associano anche allucinazioni visive e uditive, un immaginario bizzarro che rende critica, l’esistenza e la convivenza. In questo girovagare, i dementi non perdono solo l’orientamento, i dementi perdono SE STESSI, un Se Stesso diventato per loro un puzzle irrisolvibile. Ma che, per noi che li incontriamo ogni giorno, è diventato di una logicità inaudita: rappresenta un continuo solcare la propria esistenza con quella irrequietezza irrefrenabile che invade spesso gambe che dovrebbero invece essere stanche.

E ogni esplorazione ha bisogno di spazi. Grandi spazi, non sono strutturali ma anche mentali. Se con il passo il bambino esplora il mondo, con il suo passo il demente esplora se stesso e la sua vita stracciata. Ed è in questa esplorazione che riesce a trovare risposte al suo DOVE VADO
Elena

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Elena Sodano

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