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A Cicala, dove i malati sono pazienti di tutti

CALABRIA -.L’esperienza di Cicala piccolo borgo calabrese accogliente per le persone con le demenze ha riempito una pagina del giornale nazionale Avvenire di oggi. Una grande soddisfazione tutta calabrese al reale e concreto servizio per le famiglie e le persone con demenze, al nostro quotidiano impegno e coraggio rivolto verso la normalizzazione e l’umanizzazione delle cura per queste persone e per le loro famiglie. Grazie, un grazie infinite alla sensibilità del giornalista di Avvenire Domenico Marino che ha trascorso con noi la quotidianità di una giornata. Grazie di cuore.

Riportiamo l’articolo che trovate cliccando questo link.

Un paese intero si prende cura delle persone affette da demenze e Alzheimer

Il ritrovo degli operatori dell’associazione Ra.gi. e dei malati nella piazza del paese

Le mani che si stringono. Il brusio del gruppo che anima la piazza, vicino a un pulmino. Da lontano sembra sia arrivata una ciurma di turisti qui, al cuore di Cicala, mille anime nella provincia di Catanzaro. Un passante sorride e fa segno di no, con la testa: «Sono i nostrimalati». Già, perché la demenza a Cicala appartiene a tutti. È diventata il segno e la missione della città grazie all’impegno dell’associazione Ra.gi., che da dieci anni lavora nella cura di questi pazienti e che proprio qui ha seminato e visto crescere il suo esperimento più ambizioso: quello di un comune interamente votato all’accoglienza delle demenze, non solo senili.

Il progetto sulla carta è quello dell’“ospitalità diffusa”: creare una grande casa per i malati e le loro famiglie, spesso lasciati soli coi problemi, le angosce e i dolori figli della patologia. Con l’incapacità di gestire nella quotidianità un percorso complesso, osservando il progressivo cambiamento del familiare in difficoltà senza saperlo gestire. A Cicala è diventato realtà con la creazione di un centro diurno con attrezzature sportive, luoghi di socializzazione, oggetti della quotidianità di oggi e di ieri per aiutare gli ospiti a scavare nei loro ricordi e ritrovarsi. Tutto, all’interno della struttura, è pensato per permettere loro di vivere una quotidianità ricca, libera, inclusiva e partecipativa. Normale.

Ma è solo l’inizio. Le persone ferite dalla demenza o dall’Alzheimer escono, camminano, incontrano persone. Interagiscono coi ragazzi delle scuole, impastano il pane col fornaio del paese, partecipano all’animazione delle messe, vivono la comunità. L’intera città è diventato una grande struttura d’accoglienza per i malati che vi si muovono liberamente, anche se sempre affiancati da un operatore. Entrano nei negozi, comprano i biscotti, scelgono i fiori, scambiano due chiacchiere coi proprietari, gustano un caffè, fanno due passi. Di questi tempi raccolgono pure le castagne. Piccoli gesti della quotidianità che per loro sono diventati una montagna quasi impossibile da scalare, ma che grazie alla Ra.gi. e alla disponibilità dei commercianti, i quali sono stati preparati a vivere e lavorare in un paesino Dementia frendly (amico delle demenze), tornano a essere normali. O quasi.

«Lavoriamo molto su umanizzazione e normalizzazione. L’intervento è focato sul rapporto esistenziale più che assistenziale. Nessun ospite è sedato» spiega Elena Sodano, anima del progetto e presidente dell’associazione, che applica il metodo della Teci (Terapia espressiva, corporea, integrata) basata su un approccio anzitutto fisico ma con solide basi scientifiche. Elena è la mente, l’anima e le braccia dell’esperimento Cicala e di tutto il resto. La prima ad accogliere e abbracciare gli ospiti, l’ultima a salutarli quando risalgono sul pulmino che li riporta a casa o siedono nelle auto dei familiari.

Nell’intervento con le demenze è cruciale il ruolo delle famiglie «che si sono fidate e affidate», come ama sottolineare Sodano. I centri diurni e l’esperimento di Cicala le aiutano a tirarsi almeno in parte fuori dalla solitudine dolorosa in cui ci si ritrova quando bisogna fare i conti con un familiare affetto da demenza. Può essere un genitore ma anche la moglie o il marito, un fratello, una figlia. Sono molti quanti accompagnano i congiunti nelle giornate organizzate per loro a Cicala. Giacomo, a esempio, è sempre vicino alla moglie Amelia, e Gaetano non molla un secondo la mamma Filomena. Mariella, che è pure non vedente, è seguita con affetto dal più piccolo dei suoi tre fratelli. Le famiglie, che dimostrano ancora una volta la straordinarietà del loro ruolo sociale, sono parte integrante del percorso terapeutico. Due volte al mese si ritrovano anch’esse al centro diurno dialogando con gli operatori per consigli, chiarimenti e suggerimenti.

E poi c’è l’impegno cruciale del comune, col sindaco Alessandro Falvo, che assieme al parroco don Sergio Polito ha spalancato le porte del paese all’iniziativa e sta lavorando per rimettere in sesto alcune abitazioni del centro storico in cui, eventualmente, accogliere i familiari degli ospiti del centro che vogliano trascorrere qualche giorno nel borgo Dementia friendly. Ad accoglierli una squadra di volontari e professionisti impegnati sul campo, nei progetti, anche 24 ore su 24: tra loro Anna, Fabrizio, Bruno, Ivana, Giuliana, Debora, Angelo. La lista degli amici, a Cicala, sembra infinita.

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